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Guardare senza giudicare, oltre la prima impressione

La prima impressione è quella che conta. Per questo è importante riuscire a superare il pregiudizio e a conoscere davvero chi abbiamo di fronte. La ricerca scientifica ha provato che occorrono da 4 a 20 secondi per capire chi abbiamo di fronte. Dopo la prima impressione, la persona è incasellata, etichettata e, se vogliamo, spacciata. Da questo momento in poi cominciamo a selezionare soltanto i comportamenti che corrispondono alla nostra idea. Se l’altro fa qualcosa di diverso non lo vediamo nemmeno, perché non corrisponde al nostro “pre-giudizio”.

Giudicare al primo sguardo è una forma di cecità

In questo sguardo istintivo e inconsapevole si annidano dei rischi. Fidandoci della prima impressione, sovrapponiamo un’immagine superficiale alla complessità dell’altra persona. E le impediamo di essere pienamente se stessa, perché non la vediamo per com’è realmente. Come dice Sergio Manghi (cfr. “La conoscenza ecologica”, Raffaello Cortina, 2004), la prima impressione è sempre frutto di una “cecità operosa”: interpretiamo ciò che non vediamo, giudichiamo senza conoscere.

A sua volta, l’altro finirà per rientrare negli schemi di comportamento che noi gli imponiamo. Non solo non vediamo l’altro nella sua interezza, ma non sappiamo di non vederlo. Quindi fraintendiamo continuamente, perché “ci sono molte più cose in ogni nostro sguardo di quante ne possa sognare la nostra filosofia”. Il risultato è che perdiamo un’occasione per accoglierlo nella sua interezza e per scoprire i suoi talenti. È evidente che il pregiudizio sia poco vantaggioso sia per chi lo riceve che per chi lo concepisce.

Possiamo diventare “osservatori competenti”

Come uscire da questo circolo vizioso? Il primo passo per andare oltre la prima impressione è diventare “osservatori competenti”. Dobbiamo accettare che “non abitiamo il mondo, ma le immagini che ci facciamo del mondo”, quindi mettere in campo una lettura diversa. Non più etichette ma impressioni che destano domande: “Chi è davvero la persona davanti a me?”. Questo è il punto da cui partire per dare all’altro la possibilità di rivelarsi a noi nella sua pienezza.

Tutti siamo quotidianamente coinvolti in relazioni con altre persone, che siano bambini, ragazzi, adulti. Verso di loro abbiamo la responsabilità di essere “osservatori consapevoli”, qualunque sia il nostro mestiere. “Guardare senza giudicare” è una competenza comunicativa e relazionale primaria, fondamentale, per ingegneri, tecnici informatici, educatori, insegnanti, estetiste. E soprattutto per manager e imprenditori. Per fare un esempio, nel contesto di un’azienda non serve dire “Il mio capo o collega dovrebbe essere così”, se è diverso. È più vantaggioso per tutti capire com’è fatto, e di conseguenza scegliere se entrare o meno in una relazione professionale costruttiva. Come spiego in questo articolo, bisogna anche saper guardare e ascoltare i talenti dei figli e dei colleghi.

Quindi, impariamo una volta per tutte a vedere gli altri per quello che sono, con interesse e curiosità. Il giudizio blocca, cristallizza. La curiosità fa invece parte del dinamismo vitale delle relazioni.

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