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“Marco si è loggato ma non posta più”: una ricerca sull’uso dei Social Network tra giovani e adulti dell’Appennino reggiano

Il 5 ottobre scorso abbiamo presentato al Teatro Bismantova di Castelnovo Monti una ricerca sull’uso e le percezioni dei Social Network da parte di un gruppo di giovani e uno di adulti, dell’Appenino reggiano.

La ricerca, voluta dal Tavolo di prevenzione composto da SERDP di Castelnovo Monti (RE), Centro di Coordinamento per la Qualificazione scolastica (CCQS di RE), Centro Sociale Papa Giovanni XXIII (RE), Luoghi di prevenzione (RE), CPS Centro di Prevenzione Sociale (RE), ha coinvolto 482 studenti e 138 genitori.

Un primo dato: molti genitori non hanno risposto al questionario

Già nella numerosità del campione dei genitori abbiamo un primo dato: il campione di adulti è composto da meno della metà dei ragazzi. Perché? I ragazzi hanno compilato il questionario a scuola, i genitori on line ad un indirizzo dato. Rimane una domanda aperta, cui sarà importante rispondere con approfondimenti futuri.

Cosa sono e a cosa servono i SN?

Sia gli adulti (27,5%) che i teen (31%) che hanno risposto al questionario ritengono che i social siano un posto in cui condividere idee e pensieri, non quelli che affiderebbero ad un diario ma piuttosto degli “stati d’animo”. Con alcune cautele: questi “stati d’animo” non rispecchiano esattamente se stessi secondo i rispondenti, e non vengono espressi per creare relazioni autentiche.

Le tue pagine Facebook sono come un diario?

Una buona percentuale di ragazzi (65%) e adulti (83%) afferma che le proprie pagine social non sono un diario perché il diario è privato mentre le pagine social no. Ma hanno un parere opposto il 24% dei ragazzi e il 10% dei genitori, che non percepiscono i Social come una piazza ma li confondono con un diario.

L’identità on line è come un tatuaggio

I ragazzi sono consapevoli del fatto che l’identità on line è permanente e non si può cancellare completamente (62%). Anche i genitori (49% del campione) hanno chiara questa caratteristica dei profili social.

Quindi questa consapevolezza c’è ma a quanto pare nessuno se ne occupa. E infatti  “Facebook, Instagram e Whatsapp sono il più grande cimitero del mondo” (Davide Sisto, La morte si fa social, Bollati Boringhieri, 2018 ) dato che il nostro corpo digitale non può essere definitivamente cremato.

Quindi?

Lo tsunami dei social: le molte criticità rilevate originano dal fatto che ci troviamo costretti a ragionare con urgenza su un tema che ci ha improvvisamente travolti

 Attrezziamoci! Recuperiamo uno sguardo educativo: il gioco di rappresentazioni che i Social permettono oscilla tra reale e virtuale, ed influenza molti ambiti di carattere educativo (la responsabilità individuale e sociale, il concetto di comunità e di appartenenza, il bisogno di riconoscimento e di realizzazione di sé, lo schiacciamento temporale sul “qui e ora”, la scelta dei modelli, sempre più incarnati per i teen da blogger e youtuber).

 I teen in prima linea sulla didattica: attivare le conoscenze e la curiosità degli adolescenti per dare cittadinanza ai SN nella scuola, che porterebbe anche ad un uso consapevole e alla conoscenza dei rischi.

Con la scusa dei Social… ti sto più vicino

“Stare con” attraverso i SN: in adolescenza i ragazzi prendono le distanze dai genitori.

La vera sfida è provare a trasformare i SN in un collante tra mondo adulto e mondo “teen”.

Le ragioni ci sono: i due gruppi usano i SN, li conoscono in modo poco approfondito, hanno bisogno di più informazioni e di momenti di costruzione di significati su temi come l’identità, le relazioni, la responsabilità, i codici di comportamento.

Guidare i ragazzi: recuperare il ruolo di guida adulta è innanzitutto un lavoro di conoscenza e, successivamente, di costruzione condivisa e passaggio di significati.

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